sabato 31 agosto 2013

BRESSON, gita fuori porta negli anni 30', 40', 50', 60'......

Si svolge sino al 3 Novembre  al Lucca Contemporary Art Center la mostra dedicata a Bresson, ripercorrendo la carriera, i viaggi e la vita del fotografo.
Parto in treno da Firenze, porto con me la mia bici, è comodissimo avventurarsi per la città pedalando, la bici  ti fa sentire uno del posto.
Bresson viene spesso ricordato come l'occhio sul 20esimo secolo e la definizione calza a pennello, perchè nelle sue foto si ritrova la memoria collettiva dei luoghi , degli stati d'animo e anche degli eventi , intendo dire che se provi a pensare a com'era Parigi negli anni 30 i ritratti e le foto di Bresson soddisferanno a pieno la tua immaginazione.

Sorrido davanti a un primo piano di Sartre notando uno strabismo decisamente più importante del mio quando mi sveglio o sono un pò alticcia, Henry Matisse che mi ricorda terribilmente Lucio Dalla, un giovanissimo Truman Capote che sembra un componente dei Sonic Youth.
La sua Leica 33mm sarà l'amica di una vita, la compagna indiscussa di un viaggio attraverso l'indagine psicologica di paesi, animi e momenti che hanno cambiato il corso della storia.

Nell'ultima sala trovo su una parete una citazione a caratteri cubitali di Picasso "TUTTI I BAMBINI SONO DEGLI ARTISTI NATI, IL DIFFICILE STA NEL RESTARLO DA GRANDI" la quale mi aiuta a confermare che Bresson è rimasto bambino sino all'ultimo scatto.

P.S. Se qualcuno dovesse dirvi "Che palle un'altra mostra di Bresson" vi prego di lasciar perdere questo stolto finto intellettualoide e di godervi il regalo di celebrazione del mondo al quale Bresson ha dedicato una vita intera!

martedì 11 dicembre 2012

PIETRO ANNIGONI Un paio di opere e due righe sulla vita

Non sapevo bene come intraprendere l' argomento "Annigoni", provando davanti alle sue opere una sorta di rispetto e riverenza, ovvio che la provo anche davanti ad altri grandi artisti, ma con Annigoni è un pò diverso perchè e nato nel 1910, ha studiato e vissuto a Firenze, la sensazione è di averlo dietro mentre scrivo, col rischio che mi tiri una pacca sul collo se descrivo male le sue opere.
Nonostante l'inquietante presenza del maestro ho deciso di parlare di lui perchè alcune opere sono davvero impressionanti e arrivano dentro in maniera violenta, ma anche perchè credo non se ne parli abbastanza.
Annigoni nasce nel 1910 a Milano, la famiglia nel 1925 si trasferisce a Firenze dove Pietro frequenterà la scuola di nudo e l'Accademia di Belle Arti. A Firenze sarà il suo laboratorio, anche se il suo incredibile talento sarà celebrato più all'estero che in Italia, soprattutto in Inghilterra in quanto lavora come ritrattista ufficiale della Famiglia Reale e per buona parte dell'aristocrazia inglese.
Ed ecco che da qualche giorno sentivo l'impulso di tornare a vedere una sua opera collocata all'interno di San Lorenzo, una grande pala che ritrae San Giuseppe nella sua bottega da falegname in compagnia di Gesù che si diverte a giocare con gli attrezzi del babbo, sullo sfondo un fascio di luce delimita i contorni di una croce, Giuseppe con uno sguardo compassionevole e al tempo stesso colmo di dolore guarda al "figlio" consapevole del tragico destino che lo attende. Questa non è considerata una delle più grandi opere dell'artista, ma vi assicuro che vista all'interno della chiesa di San Lorenzo fa un certo effetto.
Passo a un genere opposto e rimango deliziata da questo morbido studio di nudo, dove morbide sono le linee, caldi i colori e forse anche la modella era abbastanza calda, ma questi son segreti da artisti.
Mi stupisce che i frati di San Marco non siano rimasti almeno un po' sconvolti da questa impressionante Deposizione, dove il corpo di Cristo cade come un piombo dalla croce e l'attrito col panno è tanto violento da far spaventare i quattro santi ai lati. Annigoni è un uomo che  si porta sulle spalle il peso di due guerre, un uomo che forse ha perso fiducia nell'umanità e cerca di espiare questo senso di inutile tramite la sua pittura, descrivendo con semplicità un'epoca, i suoi protagonisti più illustri e quelli più umili.
 
 
 
 
 

sabato 8 dicembre 2012

MOSTRE IN GIRO PER L'ITALIA "Raffaello Vs Picasso"

Non è un consiglio, ma un imperativo; DOVETE ANDARE ALLA MOSTRA “RAFFAELLO Vs PICASSO”  di Vicenza, non perdete tempo dietro altre inutili esposizioni, questo è il luogo dove andare. Perché all’interno della restaurata Basilica Palladiana si respira l’aria delle grandi mostre delle capitali europee, festa per gli occhi e gioia per lo spirito. Soltanto elencando alcuni dei prestigiosi artisti capirete di cosa sto parlando, la prima opera della prima sala è di Fra Giovanni Angelico, poi Botticelli, Raffaello, Mantegna, Bellini, Giorgione,  Tiziano, Durer,  Cranach, Pontormo,  Rubens, Caravaggio, Van Dick, Rembrandt, Velazquez, El greco, Goya, Tiepolo, Manet, Van Gogh, Munch, Gauguin, Matisse, Renoir, Courbet,  Modigliani, Giacometti, Picasso, Balthus, Bacon. Una mostra del genere a Firenze ce la scordiamo, perché a parte il numero incredibile e il valore delle opere, è una mostra assolutamente fruibile, anche a chi si approccia per la prima volta all’arte,  priva di patetici intellettualismi, o criptici contenuti filosofici. Fra l’immensa varietà di opere mozzafiato son rimasta colpita, commossa e incredula davanti a un quadro piccino piccino di Giovanni Bellini, Il Cristo Porta Croce, iconografia molto usata in particolare nel Nord Europa, ma anche a Venezia e dintorni.  Una volta che ti trovi davanti a quest’opera noti la grande abilità dell’artista nella resa dei colori, la dolcezza delle linee, ma c’è un dettaglio che più di tutti mi ha fatto sobbalzare, questo Cristo ha gli occhi rossi, lucidi ed è la prima volta che mi capita di notare un particolare del genere in un’opera della fine del 400’, non l’avevo mai visto. Cristo mantiene uno sguardo dignitoso nonostante l’immane sofferenza di portare una croce, essere frustato, deriso, ma questo suo distacco viene tradito dagli occhi che hanno pianto. Bellini dimostra con quest’opera una sensibilità, un’umanità e una delicatezza che mi hanno spiazzato, lasciandomi immobile davanti all’opera per un bel po’, perchè dopo qualche minuto passato davanti al dolore di quell'uomo ti viene voglia di dirgli qualcosa, voglia di consolare ciò che consolabile non è tanto è il coinvolgimento che riesce a suscitare.
Questo è un semplice esempio per far capire che la mostra è davvero ricca di capolavori e per me potrebbe aggiudicarsi il premio di mostra dell’anno, si intitola “Raffaello Vs Picasso” si trova all’interno della Basilica Palladiana fino al 20 gennaio 2013!

venerdì 26 ottobre 2012

LA MIA PRIMA VOLTA CON CRITICAL MASS FIRENZE

Il 25 ottobre si celebravano i primi dieci anni di Critical Mass Firenze, ma per me era la prima volta ed è stata indimenticabile. A Firenze Critical Mass si dà appuntamento ogni ultimo giovedì del mese in Piazza Santissima Annunziata alle ore 18.30 e tutto quello che si deve fare è arrivare in bici, avere voglia di pedalare e sorridere.
Già alle 18.45 Santissima Annunziata era talmente gremita di bici che non si riusciva a passare, i ragazzi dell'organizzazione regalavano a tutti un palloncino verde da legare alla bicicletta e un adesivo, alle 19.15 la piazza sembrava un lago verde e siamo partiti.
Passando per Piazza D'Azelio siamo arrivati sui viali, non si può immaginare l'immensa soddisfazione di vedere centinaia e centinaia di biciclette bloccare il traffico delle 19.30 in Piazza Beccaria. Io che ero nelle prime file non riuscivo a vedere la fine di questo bellissimo corteo verde.
La prima Critical Mass della storia ha avuto luogo a San Francisco nel 1992, non si tratta di una manifestazione, ma di una "coincidenza organizzata", il movimento non ha un leader e vuol solo dimostrare quanto una città vivrebbe meglio se la maggior parte della popolazione si spostasse in bici, con tutto quello che ne conseguirebbe(diminuzione dell'inquinamento, stile di vita più sano, meno stress etc.,) questo evento è ricorrente non solo a Firenze, ma in molte città di tutto il mondo.
Dovete assolutamente parteciparvi perché E' STATA UNA DELLE COSE PIU' BELLE che io abbia fatto da quando vivo a Firenze. Di seguito l'indirizzo del blog, dove avrete la possibilità di iscrivervi alla mailing list ed essere aggiornati riguardo appuntamenti e iniziative http://criticalmassfirenze.blogspot.it/ .

martedì 16 ottobre 2012

BACON E ALTRI FOLLI ALLA STROZZINA

Mentre pedalavo verso Palazzo Strozzi mi chiedevo"..la traduzione di Francis Bacon sarebbe Francesco Pancetta, o Francesco Rigatino?". Invece all'uscita ho pensato che se mi avessero portato a questa mostra quando avevo 9 anni mi sarei divertita come una pazza, perché alla Strozzina non vedrete un'esposizione, ma farete un giro in un parco giochi...un parco giochi macabro e perverso. L'intento intellettuale della mostra è quello di mostrare "il rapporto fra individuo e collettività", ma in pratica la visita si trasforma in un arcobaleno di suggestioni e sensazioni, molto forti, che vanno dal disgusto all'ansia.
La prima sala è interamente dedicata a Bacon e credo sia importante tenere a mente una frase dell'artista;"Io non deformo per piacere di deformare, i miei personaggi non subiscono torture io provo a trasmettere una realtà dell'immaginene nel suo momento più straziante" questa può essere una linea guida che ci aiuta a dare un diverso significato alle figure talvolta mostruose create dall'artista. Vorrei dare un consiglio; andateci a stomaco vuoto, perché certe immagini non favoriscono la digestione, tant'è che il trancio di panello con l'uva che mi son mangiata prima di entrare mi si è riproposto per tutta la permanenza alla Strozzina. Possono, per esempio, risultare indigesti i video dell'artista svedese Nathalie Djurberg, la stessa artista che vi darà la possibilità di spiare, da una casetta nel bosco, un corpo in decomposizione.
Invece Chiharu Shiota si è, per fortuna, limitata a installare una ragnatela nera che vi imprigiona e che imprigiona oggetti, dico per fortuna perchè guardando al catalogo dell'opere di questa artista giapponese ho scoperto che la maggior parte consiste in pezzi di corpi umani spanti in giro, corpi morti(?) nel bosco e via discorrendo.
Finalmente, nell'ultima sala, troviamo un tocco di italianità perché lì si trova Arcangelo Sassolino che si diverte a testare la resistenza di alcuni materiali, pertanto vi avverte che l'installazione potrebbe crollare da un minuto all'altro, perché ogni materiale giunge, prima o dopo, alla definitiva usura.
A questa mostra sono andata con il mio solito carico di spirito critico misto a polemica preventiva, ma alla fine della fiera mi so divertita, m'ha messo di buon umore e quindi dateci un occhio anche voi e vi prego contradditemi!

lunedì 1 ottobre 2012

Ma che musica si ascoltava a Firenze nel 300'?

Qualche sera fa cena fra amici e come spesso accade, dopo un rispettoso numero di bottiglie di vino, si arriva alla fase musicata, quindi chitarre e cantori improvvisati, ma pur sempre piacevoli(?).
Dopo aver fatto rigirare nelle  tombe i vari Gaber, De Andrè, Battisti e qualcuno ancora vivo, sento fare il nome di un signore che nella tomba ci si rigira da qualche secolo in più; Francesco Landini, detto anche il Cieco di Firenze.  Francesco Landini fu un importante compositore del 300' fiorentino, figlio del famoso pittore Jacopo del Casentino, la sua fama fece eco in tutto il nord Italia fino ad arrivare in Oltralpe.
Provate a indovinare perchè lo chiamavano il Cieco di Firenze? Esatto, era cieco a causa del vaiolo che aveva contratto all'età di 7 anni. Nonostante ciò Landini era in grado di suonare più strumenti musicali, sino a divenire il più grande esponente dell'Ars Nova (termine col quale si indica la produzione polifonica del XIV secolo), oltre a questo viene ricordato anche come poeta, organaro e cantore. Ad oggi si contano di Landini 89 ballate a 2 voci e 42 a 3 voci, di seguito il testo di Ecco la primavera;
 
 
Ecco la primavera
Ecco la Primavera che ‘l cor fa rallegrare.
Temp’è d’innamorare e star con lieta cera.
Noi veggiam l’aria e ‘l tempo che pur chiam’ allegrezza.
In questo vago tempo ogni cosa ha vaghezza.
L’erbe con gran freschezza e fior copron i prati
e gli alberi adornati sono in simil manera.
Ecco la Primavera che ‘l cor fa rallegrare.
 
 
 Landini muore a Firenze il 2 settembre del 1397 e se volete andare  a fargli un salutino lo troverete nella chiesa di San Lorenzo,  sulla tomba è raffigurato il musicista intento a suonare il suo organetto.
Se posso io vi consiglio di ascoltare alcune delle sue ballate fra cui "Questa fanciull'amor" e "Cara mie donna".
Lo so già, in tanti diranno "Che palle la musica del 300", gli stessi che magari si ascoltano i cd dei Sigur Ross osannandoli, facendo un attenta valutazione vi renderete conto che non c'è poi tutta questa differenza, a parte che uomini come Francesco Landini lo facevano già sette secoli fa.

domenica 1 luglio 2012

I'PPANE STROPICCIATO COI POMODORO Le ricette della tradizione popolare toscana


L'altro giorno ero a pranzo da mia mamma, a causa del forte caldo avevamo deciso di mangiare leggero, tipo formaggio, verdure etc, etc.,
A un certo punto la Lory mi fa: "Mi voglio fare una fetta di pane stropicciata col pomodoro...tagliami un pezzo di pomodoro vai...".
Al che decido che me la voglio fare anch'io, così prendo il pomodoro e faccio per dividerlo in due con l'idea di prenderne mezzo io e mezzo lei, ma vengo immediatamente bloccata da mia madre con la seguente frase: "Ma che sei pazza??? Metà pomodoro è troppo! Fai fare a me."
Non capendo le passo pomodoro e coltello e vedo che si taglia un pezzetto minuscolo di pomodoro e con una precisione certosina  lo stropiccia  su tutta la fetta di pane finchè non rimane solo la buccia. A questo punto restava da aggiungere un pò di sale e olio di olia extra vergine (ma quello bono dì contadino), lasciandone cadere qualche goccia sul piatto da poter recuperare con la corteccia degli ultimi pezzetti.
Risultato esaltante, così ho pensato all'immenso spreco delle bruschette che mangiamo di solito a ristorante, per non parlare della scomodità perchè inevitabilmente i numerosi pezzi di pomodoro che sono sulla fetta cadono sporcando tovaglia vestiti e vicini.
Ricapitolando, ecco gli ingredienti:

- UN PEZZETTO PICCOLO DI POMODORO
- UNA FETTA DI PANE TOSCANO (meglio se del giorno avanti)
- OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA (del contadino)
- SALE

Buon Appetito!!!

sabato 23 giugno 2012

SEI UN VERO FIORENTINO SOLO SE....



Dopo sei anni che vivo a Firenze mi sono resa conto che per essere un vero fiorentino ci sono delle cose che almeno una volta hai detto, mangiato, visto,pensato, o bevuto.
Quindi, sei un vero fiorentino solo se:

- Hai mangiato almeno una volta il lampredotto in Sant'Ambrogio e poi ci hai fatto chiusura a forza di gottini

- Se hai pensato: "il 14 non ci può mettere così tanto dal centro a Careggi"

- Almeno una volta hai pianto sul 14 fregandotene degli sguardi incuriositi della gente

- "Ma il Giardino delle rose è aperto solo a maggio e giugno? Peccato"

-"Secondo te la trovo una singola in centro a meno di 300 euro?"

-"Sarà possibile che in questa città dopo le due un c'è ì verso di bere un coktail?"

- Hai pensato, o detto: "ma come le fanno queste americane a andare scalze alle 3 di notte il 7 di gennaio...mah"

-  Hai visto in giro per la città i componenti della Bandabardò vestiti in maniera orribile

- Hai affermato che alla Citè sono tutti una banda di freakchic, continuando ad andarci...perchè comunque è l'unico posto dove c'è sempre qualcosa

- Sei convinto che San Frediano e Sant'Ambrogio siano rimasti gli unici veri quartieri fiorentini (com'erano una vorta)

- "Quello che manca a questa città è un vero museo di arte contemporanea"

- "Non scordiamoci che alla fine Renzi è un democristiano" 

- "Che ganzata quando s'andava tutte le sere all'anfi"

- Un evergreen che a nessuno può mancare...il tentativo dì Marva di venderti dell'erba a Santissima Annunziata


Sarei lieta se aggiungeste quelle che per voi sono le regole determinanti della fiorentinità.







lunedì 4 giugno 2012

AMERICANI A FIRENZE O LA PESTE?

Quest'oggi la mia anima di blogger era divisa in due, una voleva affrontare il tema della peste del 1346,
l'altra la  mostra  "Americani a Firenze".
 Le forze dell'universo hanno poi spinto me e Pamela all'interno di palazzo Strozzi, anche se prima di entrarvi abbiamo dovuto sostenere alcune prove fra cui cercare due cartine per rullare una sigaretta, trovare almeno un accendino per fumarsela, rovinarsi il momento della sigaretta discorrendo con una scrittrice e una prof di filosofia  sul perchè dopo la seconda guerra mondiale ci siano state altre guerre.
Entriamo. L'obiettivo delle opere presenti
 è quello di mostrare il punto di vista di un gruppetto di americani scavezzacollo che verso la fine dell'800' viveva per periodi lunghi o brevi in grandi  case della campagna fiorentina e fra una sbronza e l'altra si intratteneva dipingendo qualche scorcio di Firenze e qualche ritratto degli amici da sobri
, fra gli artisti viene preso in particolare considerazione il punto di vista di Sargent.
John Singer Sargent nasce a Firenze nel 1856 da genitori americani, studierà presso l'Accedemia delle Belle Arti, vivrà per un periodo a Parigi dove cercherà di avvicinarsi al panorama impressionista, ma senza grandi successi, gran parte della sua vita sarà dedicata al viaggio, muore nel 1925 a Londra. Fra le sue opere presenti ho trovato di alto livello "Camera di albergo" dove una potente luce estiva filtra le persiane di una camera fiorentina.
Degno di nota il newyorkese Vedder che nel 1857  troviamo all'interno del Caffè Michelangelo assieme a Signorini e Cabianca pronto ad apprendere la lezione macchiaiola e a metterla in pratica con buoni risultati.
Purtroppo non ho trovato la mostra entusiasmante, questi impressionisti americani non mi accendono, imitano in qualcosa l'impressionismo francese non riuscendoci, americani alla ricerca di un'Europa che non c'era più, alla ricerca di una storia che non hanno mai avuto. Nelle sale vengono affrontati tanti argomenti, a partire da  come le donne americane fossero più spregiudicate e emancipate di quelle italiane, l'ispirazioni ricevute dai maestri del rinascimento,  agli studi sulla luce, ma alla fine nessuno di questi viene approfondito a tal punto da diventare una peculiarità del movimento impressionistico americano, se di movimento si può parlare.
Vorrei  spendere una parola a favore di Telemaco Signorini, del quale abbiamo tre opere che davvero fanno la differenza e fanno capire quanto fosse completo il panorama artistico fiorentino della seconda metà dell'800. In poche parole Signorini riesce tramite un attento studio della luce, una capacità di analisi dei luoghi e delle atmosfere a passare quelle suggestioni che i nostri cari amici americani tanto ricercavano in una Firenze che stava cambiando e si stava mettendo gli abiti delle nuove capitali europee.
E comunque mentre stavo ancora decidendo se parlare della mostra, o della peste ho scoperto che quella del 1346 era di tipo ghiandolare polmonare, veniva inoculata tramite il bacillo della pulce che era portatrice sana, i primi sintomi erano dei "bubboni" sull'inguine o sotto le ascelle, peste ghiandolare, la fase successiva era quella polmonare segnata dall'espettorazione sanguigna, quindi peste polmonare, trasmettibile da uomo a uomo.

mercoledì 23 maggio 2012

"EPIFANIE DI TESSUTI PREZIOSI", o Mostra degli Stracazzi agli Uffizi

Se fai la guida turistica a Parigi dovrai prepararti su un' eventuale mostra temporanea su Munch al centro Pompidou, se fai la guida turistica a Londra dovrai prepararti su un'eventuale mostra temporanea su Toulouse Lautrec alla National Gallery, se fai la guida a Firenze dovrai prepararti su un'effettiva mostra temporanea su gli arazzi agli Uffizi perchè come tutti sappiamo il malvoluto non è mai abbastanza. Aggiungiamoci pure che se ti hanno rubato la borsa col patentino dovrai fare la fila come tutti gli altri esseri umani!
Entro preceduta da una scolaresca che trovava interessante la prospettiva di visitare la mostra da loro rinominata "Mostra degli Stracazzi",.
Iniziamo ricordando che gli  arazzi presenti sono di provenienza granducale, la cui produzione venne introdotta da Cosimo I de Medici nel 1538 che venne soppressa dai Lorena nel 1738, consideriamo 2 secoli tempo conveniente per creare una maestranza fiorentina di notevole interesse a livello europeo, ma sappiamo bene che i fiamminghi su questa tecnica ci hanno sempre dato le paste, in quanto Bruxelles nel 500' era un vero punto nevralgico dell'arazzo.
Nelle prime sale sono presenti arazzi con storie di Giacobbe, manifattura fiamminga, questi entrano a far parte della collezione medicea grazie a Vittoria della Rovere che li portò in dote per il matrimonio col Granduca Ferdinando de Medici (che casualmente era pure suo cugino).
Vittoria utilizzò questi per l'arredamento di alcune stanze di palazzo Pitti, fra cui quella del figlio Cosimo III che pare si fosse tanto affezionato agli arazzi da portarseli appresso in tutte le stanze in cui visse.
Procedendo ci troviamo ancora davanti ad una sapiente manifattura fiamminga anche se la residenza di tali affreschi è quella francese di Ceterina de Medici, arazzi realizzati con l'obiettivo di celebrare la magnificenza delle feste di Valois. Il periodo è quello degli anni 70' del 500, di questa serie rimango basita davanti a un arazzo intitolato"Torneo di cavalli britannici e irlandesi" dove gli equini rappresenterebbero l'amore e la virtù, ma non sono sicura di aver capito bene. Nell'opera troviamo la stessa Caterina de Medici in abiti vedovili, ma quello che più mi ha stupito, senza nulla togliere ai grandi maestri arazzieri fiamminghi, è che tutti i personaggi assomigliano in maniera impressionante ai Simpson, ovvero giallini, naso pronunciato e occhi in fuori, interessante.
Passiamo ora alle sale dedicate alla manifattura fiorentina e al perchè essa nacque.
Le cose stanno così;
 nel 1533 Carlo V d'Asburgo fece tessere una pregiatissima serie di arazzi con tema "La caccia di Massimiliano" che riscosse enorme successo in tutta Europa, Cosimo I verde d'invidia chiamò alla sua corte i migliori arazzieri delle Fiandre, che furono commissionati di istruire i fiorentini sulla tecnica dell'arazzo. Dopo di che venne realizzata una serie di 28 arazzi che dovevano decorare la villa di Poggio a Caiano, su disegni dello Stradano, del Cigoli e di Allori, ad oggi ne sono stati ritrovati solo 15.
Lasciando perdere la mia sempre attiva vena critico- polemica possiamo dire che la mostra può essere interessante, anche se molto spesso ho l'impressione che agli Uffizi non ci sia l'obiettivo di realizzare mostre interessanti, bensì l'obiettivo di realizzare mostre.
La mia vena critico-polemica ha vinto anche stavolta.

martedì 14 febbraio 2012

IL GOTTINO DELL'ARTE

             SABATO 3 MARZO 2012 ALLE ORE 14.30 UN NUOVO IMPERDIBILE GOTTINO DELL'ARTE ALLE CAPPELLE MEDICEE


Quante volte vi sarete domandati "Ma dove è sepolta la Famiglia Medici?" e subito dopo "Ma saranno sepolti tutti nello stesso posto?"



Ecco che qui interviene una informatissima guida di nome Valentina Luzzi pronta a porre fine a questo tormento che, diciamoCI la verità, non vi permette più di dormire la notte.


Se volete notti serene e una vita vissuta con maggiore consapevolezza venite al Gottino dell'Arte che il prossimo 3 marzo si svolgerà fuori e dentro le mastodontiche cappelle medicee e continuerà come sempre in uno dei peggiori vianini di firenze.


Di seguito programma completo






- ORE 14.30 RITROVO DAVANTI ALLA CHIESA DI SAN LORENZO






- INGRESSO ALLE CAPPELLE MEDICEE E VISITA GUIDATA






- GOTTINO DI VINO TUTTI INSIEME


Quota di partecipazione 13 euroConfermare la propria partecipazione entro e non oltre il 25 febbraio






Info


Valentina 338 1112151




martedì 27 dicembre 2011

SE SAN FRANCESCO FOSSE NATO OGGI SAREBBE UN RADICAL FREAK

Analizzando la vita del Santo, non che patrono del Bel Paese, mi è venuto in mente che la sua vita oggi non sarebbe stata molto diversa da quella di alcuni freakketoni. Senza nulla togliere ad  una delle poche figure che rispetto della cultura e religione cattolica vorrei raccontarvi come sarebbe stata (a parer mio) la sua storia ambientata ai nostri giorni....
Nasce ad Assisi da una famiglia agiata, nasce d'inverno.Il padre è un ricco imprenditore spesso obbligato a lunghi viaggi di lavoro. Quando nacque sua madre lo chiamò Giovanni, poi il padre tornò da uno dei suoi tanti viaggi d'affari e in seguito ad accese discussioni con la madre si recò alla anagrafe dicendo che avevano cambiato idea e che il nome del pargolo doveva essere Francesco!
Il padre vedeva in lui l'erede dell'attvità di famiglia e voleva che studiasse, Francesco non è che ne avesse poi tanta voglia, ma per fare contenti babbo e mamma si iscrisse all'università, scelse il Dams. In effetti amava profondamente la musica tant'è che era il più ricercato della provincia di Assisi quando si trattava di organizzare un rave o un afterhours. In seguito a legami stretti con esponenti della sinistra più estrema Francesco prese parte a sit-in e manifestazioni di piazza, durante una delle quali venne arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Egli rimase estremamente provato da tale esperieza e sconvolto dalla violenza degli scontri fra manifestanti e poliziotti, così un giorno durante una lunga passeggiata nei boschi circostanti, mentre era dedito all'utilizzo di sostanze non del tutto legali, vide materializzarsi davanti a sè una figura che lo invitava ad abbandonare la vita più frivola e materiale per dedicarsi alla cura del suo spirito, delle sue energie e all'amore universale. Francesco in men che si dica diventa vegetariano, poi vegano, si rade i capelli inaugurando un nuovo taglio chiamato tonsura, indossa solo abiti di canapa  e sandali realizzati in ecopelle anche d'inverno, rinuncia a tutta la ricchezza e alla ditta di famiglia e vi assicuro che suo padre si arrabbiò come una bestia. Si racconta che una sera, mentre camminava per Assisi, incontrò un rom che gli voleva rubare il cellulare e lui di tutta risposta iniziò a baciarlo ed accarezzarlo...i suoi amici lo prendono ancora oggi in giro!
Il passo successivo di Francesco fu davvero radicale, lascia Assisi e si ritira in campagna dove vive in isolamento in un casolare mezzo diroccato, senza riscaldamento e acqua corrente, passa gran parte della giornata a meditare, coltivare l'orto, acquista solo prodotti a chilometri zero, fa la raccolta differenziata, mangia yogurt scaduti.
Da qui la fama di Francesco inizia ad ampliarsi tanto che altri giovani decidono di spogliarsi dei loro averi per seguire le sue orme...fra i tanti spicca Chiara,  ragazza di particolare bellezza, con dei bellissimi rasta biondi che insieme ad altre tipe della sua compa segue Francesco nel suo casolare. Lui per primo  resterà totalmente affascinato, in particolare per la purezza e la determinazione della rastafarina Chiara che prenderà alla lettera le idee ascete di Francesco.
Di lì a creare una prolifera Comune il passo è breve, i giovani riuscivano a sostentarsi grazie alla produzione di formaggio biologico e ad un allevamento di grilli che aveva riscosso un discreto successo in tutta la regione. Organizzavano inoltre corsi di danza africana, corsi di teatro balinese e reading musicali tristi.
La ufficializzazione della comune avrà luogo a Roma durante un concerto della Bandabardò, quando i giovani seguaci di Francesco ebbero l'autorizzazione dalla band stessa per allestire un loro banchetto dove oltre a vendere il loro formaggio organizzavano assemblee pubbliche dove esponevano le loro nuove idee di vita. Esaltato dalla fiducia accordatagli dalla Bandabardò e da altri gruppi musicali come i Folkabbestia Francesco si sente pronto a portare le sue teorie in Europa ed oltre. Così decide di fare un inter rail attraverso Spagna e Marocco, preso bene dal viaggio prosegue fino alla Palestina. Una volta tornato in Italia si troverà davanti una rosea verità, ovvero una moltitudine di proseliti, infatti era ormai moltiplicato il numero di giovani che si erano ritirati a vita semplice in comunità e che avevano avviato esemplari allevamenti di grilli.
Negli  anni a venire perfeziona alcune tecniche di ascesi,  meditazione e  yoga, si spostò sul monte dell'Averna viveva dentro un grotta dove rinunciava al cibo e all'acqua dedicandosi, è proprio il caso di dirlo, anima e corpo a transfert spirituali e mentali. Uscirà mal ridotto da tale prova e sarà ricoverato presso la comune rastafariana dell'amica Chiara e lì vi passerà gli ultimi anni della sua vita scrivendo trattati e poesie sulla bellezze della vita, della terra e del cielo.

giovedì 22 dicembre 2011

Annunci in giro per la città

Ieri è arrivata a Firenze Lais un'amica brasiliana che resterà in città per alcuni giorni.
Così questa mattina dato il bel sole ne abbiamo approfittato per fare un primo giro in centro,  dopo aver attraversato Ponte Vecchio  abbiamo iniziato ad incamminarci verso Palazzo Pitti.
Decidiamo di ferrmarci per vedere Santa Felicita, entriamo diamo un occhio e appena uscite la mia attenzione viene colpita da questo annuncio semi religioso:



Considerando il mio lungo passato da giovane corista dai frati francescani di Figline non nego che mi è venuta voglia di entrare di nuovo per chiedere maggiori informazioni, ma col tempo certe brutte abitudini si cerca di perderle!

lunedì 19 dicembre 2011

Tu dimmi chi erano i Medici!

Tu dimmi chi erano i Medici...questo è ciò che i clienti mi chiedono con faccia interrogativa, ma senza emettere suono...beh, inevitabilmente riecheggia il nome di Lorenzo il Magnifico, Cosimo il Vecchio, CosimoI etc etc., ma troppo spesso anche noi guide ci dimentichiamo di colui senza il quale la famiglia Medici non sarebbe stata la famiglia Medici e forse Firenze non sarebbe stata la Firenze che tutti noi conosciamo! Con questo voglio dire che sia Cosimo che Lorenzo a palazzo Medici Riccardi, o a capo della situazione politica fiorentina non ci si sono ritrovati così per caso, c'è stato un uomo prima di loro che con astuzia, umiltà, capacità bancarie e di gestione economica ha piantato i semini che sarebbero un giorno divenuti la rigogliosa siepe medicea.
Lui era Giovanni di Bicci, nasce a Firenze nel 1360 e le sue capacità di infiltrarsi nelle attività economiche e commerciali sono a dir poco geniali, nel 1386 era già a capo della filiale bancaria dello zio a Roma e il suo patrimonio andò aumentando grazie al matrimonio con Riccarda Boeri. Il vero botto lo fece quando nel 1413 il Banco Medici diviene il prediletto della Corte Papale, anche se solo per due anni. a tutto questo dobbiamo poi aggiungere la fiducia che aveva guadagnato nelle stanze del potere fiorentino, ricoprendo alcune delle più importanti cariche, infatti fu gonfaloniere, ma anche governatore della città di Pistoia.
Ora la cosa che più amo, l'idea che è stata a parer mio superiore a tutte le altre e che fa aumentare fino alle stelle la mia stima nei confronti di questo personaggio è il Catasto, l'istituzione del catasto...lui aveva capito che se l'economia della città doveva essere risanata i soldi andavano presi dove c'erano davvero, ovvero dalle tasche dei più ricchi (quanto avrebbero da imparare i nostri politici odierni...), perchè fino a quel momento le tasse che pagavano i più abbienti della città erano le stesse tasse che pagavano i più poveri. Già con questa mossa Giovanni si conquistò l'amore e la riconoscenza di tutto il popolo minuto fiorentino che per la prima volta si sentì ascoltato. Da non dimenticare che in seguito al catasto i Medici risultarono la seconda famiglia più ricca della città dopo gli Strozzi.
Le sue azioni in favore del popolo non si fermarono comunque a questo, si racconta che Rinaldo degli Albizzi e Niccolò da Uzzano stessero preparando una legge per abolire le corporazioni minori, Giovanni si oppose con tutte le sue forze a tale decisione e la legge non venne mai approvata. Sarà grazie a questa lungimiranza che la famiglia Medici, almeno nei primi secoli, verrà amata e elogiata da tutto il popolo, che avrà modo di ricevere consensi, che avrà modo di muoversi in libertà nella politica della città.
Molti, molti, molti anni dopo uomini come Giangastone de Medici avrebbero dovuto studiare bene quelle che erano state le mosse dell'antenato Giovanni, solo questo avrebbe fatto sopravvivere la dinastia, ma come in tutte le famiglie c'è sempre un c****zone che in tempo record riesce a bersi tutto ciò che con dedizione è stato costruito da generazioni e generazioni di uomini ravveduti.

venerdì 9 dicembre 2011

...e alle volte ti domandi ... ma sono proprio sicura di voler fare questo lavoro?



Adoro con tutta me stessa il lavoro che ogni giorno mi trovo a svolgere, ma ci sono momenti in cui fare la guida turistica può essere davvero impegnativo e stressante, in particolare quando dopo ore di visite guidate ti rendi conto che i turitsti non hanno capito praticamente niente di tutto ciò che ti sei prodigata con impegno e dedizione a spiegare. Di seguito alcune delle domande o affermazioni che mi hanno portato a tale conclusione....

• Una turista sarda davanti alla statua di Cosimo I a cavallo in piazza della Signoria “Ma quello è il cavallo di troia?”

• Un turista americano in via de Georgofili davanti all’olivo in memoria dell’attentato del 27 maggio 1993 “Ma la bomba fu posizionata qui dalla mafia per spodestare la famiglia Medici?”

• Alla galleria degli Uffizi davanti alla Nascita di Venere di Botticelli “Ma Botticelli è il cantante italiano che ha scritto la canzone Con te Partirò?” seguita da magistrale interpretazione del pezzo fatta dallo stesso turista cinese

• Davanti Palazzo Medici Riccardi una giovane e ingenua turista americana “Ieri sera in discoteca ho incontrato uno della famiglia Medici che mi ha invitato a casa sua” non ho voluto sapere come poi si sia conclusa la sua serata

• Una turista Australiana “Potresti portarci in Piazza Navona?”

• Turista canadese davanti alla casa di Dante”Ma Danti era il dentista della famiglia Medici?”

• Ragazzino pugliese al telefono con la madre “Mamma sono sul Ponte Vecchio...no...non ricordo come si chiama questo lago...ora lo chiedo alla guida”

• Un turista inglese “Mi scusi signorina cos’è quella cosa che ha sulla spalla?” ed io “E’ lo spallino del mio reggiseno”

Rispondere a tali domande, oppure spiegare perchè tali affermazioni non siano corrette alle volte porta a sentirsi non proprio una guida turistica, ma più che altro una badante, o forse una maestra di sostegno, ma al tempo stesso ti fa pensare a quanto è bella, strana e umana la gente.

giovedì 8 dicembre 2011

La Chiesa di Sant'Ambrogio e il suo quartiere

Nonostante  la spoglia facciata e le forme essenziali,  la piccola chiesa di Sant'Ambrogio è una delle più caratteristiche della città, non che una delle più antiche. Il nome le viene conferito in relazione al luogo di costruzione, in quanto si racconta che il santo dottore della chiesa Ambrogio abbia soggiornato proprio in questa aerea quando nel 393 venne in visita a Firenze. La prima costruzione risale al 988 quando si insediarono proprio qui le monache benedettine, la chiesa sarà situata al di fuori delle mura cittadine sino al al 1310, data di compimento della cerchia muraria arnolfiana. 
Sarà restaurata e ingrandita a più riprese durante i secoli, ma in particolare diverrà il luogo di sepoltura di alcuni dei più grandi artisti fiorentini come Verrocchio (che pare fosse cresciuto proprio in questo quartiere), Mino da Fiesole,  il Cronaca e il pittore Francesco Granacci. Le opere d'arte che hanno reso celebre questo luogo di culto oggi le troviamo tutte all'interno della Galleria degli Uffizi, per citarne alcune;  Sant'Anna Metterza di Masaccio e Masolino, l'Incoronazione della Vergine di Filippo Lippi e la Pala delle Convertite di Botticelli. Oggi la zona di Sant'Ambrogio e in particolare la minuta piazzetta si presentano come uno dei quartieri più coloriti della città, grazie anche alla presenza del mercato nell'adiacente  piazza Ghiberti, del lampredottaro al lato della chiesa e dell'abitazione della geniale curatrice di questo blog.
La notte Sant'Ambrogio abbandona le sue vesti rionali per indossare gli abiti più festaioli tanto da farla divenire punto di ritrovo per punkabbestia, freak chic, radical chic, tamarri, intellettuali e altri eccentrici personaggi tipicamente fiorentini.  

mercoledì 30 novembre 2011

L'ORDINE DOMENICANO A FIRENZE

I primi documenti che riportano la presenza della chiesa di Santa Maria Novella  a Firenza risalgono addirittura al 983, si tratterebbe di uno scritto dell'Imperatore Ottone II che indica la piccola chiesa fra i possedimenti dei canonici della Cattedrale di Firenze. La chiesetta si trovava al di fuori del piccolo cerchio murario, nello specifico era situata proprio fra campi e vigne. Al tempo la struttura aveva le dimensioni di un piccolo oratorio campestre e pare che anche il nome Novella le venne dato per far riferimento alle novellae ovvero i campi che venivano rimessi a coltura dopo un lungo periodo di abbandono. Al tempo davanti alla facciata si trovava un piccolo recinto con spazio riservato al cimitero mentre dietro l'abside vi erano case riservate ai canonici, la struttura presentava un stile romanico. Nel 1221 ll'intero possedimento venne ceduto ai frati domenicani che erano giunti a Firenze due anniprima sotto la guida di Giovanni da Salerno. Nei primi tempi di permanenza nella città i frati furono anche visitati dal fondatore dell'ordine San Domenico Guzman.Si racconta che la chiesa e le case adiacenti negli anni prima della concessione ai domenicani fosse divenuto luogo di sporcizie, un luogo demoniaco in poche parole una casa d'appuntamenti, la posizione isolata aveva senza dubbio facilitato tale uso.
Nel 1244 arriva a Firenze un predicatore illustre Pietro da Verona, che diventerà una figura cardine a Firenze e in generale per l'ordine domenicano oggi meglio conosciuto come San Pietro Martire, le sue prediche nella città riscossero un successo enorme, riempiva le piazze...le sue prediche erano un evento cittadino. Nel 1246 troviamo in una bolla papale di Innocenzo IV che avrebbe concesso un'indulgenza a chiunque avesse finanziato la costruzione della nuova chiesa di Santa Maria Novella che i frati si apprestavano a progettare e costruire. Del tutto innovativa la realizzazione di uno Studium, ovvero un luogo di formazione scolastica, dove docenti da tutta Europa passavano il loro sapere agli studenti, solitamente rampolli di famiglie molto ricche che nei migliori casi avrebbero continuato i loro studi a Parigi, o Bologna. E' molto probabile che lo stesso Dante abbia iniziato la sua carriera scolastica proprio a Santa Maria Novella e sappiamo che lo Studium è rimasto attivo sino all'800'.
Uno dei concetti principe dei domenicani si componeva nello sposalizio fra lo studio delle scienze sacre e delle arti con la pietas col fine di raggiungere la contemplazione divina. La biblioteca di Santa Maria Novella sin dalla fine del 200' era una delle più fornite di Firenze, i frati a loro modo cercavano di acquistare libri, oppure vi era all'interno del convento uno scriptorium con abilissimi copisti. Il patrimonio librario creato dai frati domenicani nel corso dei secoli venne decimato con le soppressioni napoleoniche e in seguito con l'Unità d'Italia, ma ancora oggi sono possessori di una ridotta, ma comunque preziosa eredità di manoscritti.
Santa Maria Novella è stata e rimane uno dei centri nevralgici culturali e religiosi di Firenze, ancora oggi al visitatore basterà entrare nel chiostro grande per immaginare i frati che in file ordinate si apprestavano ad entrare nel capitolo, o che si preparavano a immergersi nelle folle fiorentine per aiutare le povere genti con elemosine e con le parole di Dio, piuttosto che il riecheggiare di canti gregoriani provenienti dal coro...un misticismo semplice e complesso che rimane tangibile in tutti gli ambienti del convento.

martedì 29 novembre 2011

IL CHIOSTRO GRANDE E IL MUSEO DI SANTA MARIA NOVELLA

Usciti dal Cappellone degli Spagnoli si procede verso il Chiostro Grande, al quale oggi non è concessa l'entrata perchè riservato alla Scuola dei Marescialli. Possiamo ammirarlo nella sua grandiosità da una piccola vetrata, si compone di 56 arcate fu realizzato fra il 1340 e il 1360 grazie anche alle donazioni effettuate dalle ricche famiglie fiorentine delle quali ancora oggi possiamo riconoscere gli stemmi. Le lunette che lo percorrono furono tutte decorate con storie di santi e martiri. Una lapide sul lato occidentale ci ricorda che questi locali furono attrezzati per ospitare le grandi personalità che passavano da Firenze,in particolare durante il concilio di Firenze-Ferrara del 1439. L'architetto che si occupò dell'adattamento a tale uso fu niente po pò di meno che Ghiberti. Proseguendo entriamo nella cappella degli Ubriachi. La famiglia è nota a firenze sin dal 1100 deve la sua ascesa in particolare ai frequenti scambi commerciali con la Sicilia, ma anche con Venezia dove erano famosi per i loro intagli in legno, pare che gli Ubriachi vivessero in Oltrarno, vengono citati anche nell'inferno di Dante come alcuni fra i maggiori usurai Fiorentini. La cappella venne realizzata in onore dei Re Magi, infatti sull'architrave troviamo un affresco che li rappresenta, lo stemma della famiglia si compone di un'oca e una croce. All'interno della cappella, nelle vetrine, sono posizionati busti e reliquiari di diversi periodi fra cui quello di Sant'Orsola. La leggenda di sant'Orsala racconta che fosse di rara bellezza e che in giovane età avesse consacrato la sua vita a Dio, ma suo padre concesse la sua mano a un principe pagano. Si racconta che essa iniziò un pellegrinaggio con altre 11000 vergini, prima verso l'Inghilterra poi verso Roma ove furono accolte con grandi onori dal Papa. Lasciata Roma arrivò a Colonia risalendo il Reno, una volta giunte nella città Attila trucidò le 11000 vergine, ma rimasto estasiato dalla sua bellezza la chiese in moglie, netto fu il rifiuto della giovane a causa di questo Ursola trovò la morte, infatti venne uccisa trafitta dalle frecce scagliate dal re Unno. Passando alla sala successiva giungiamo nell'antico refettorio che fu  terminato nel 1353. Sulla parete d'ingresso troviamo un affresco di Agnolo Gaddi con La Vergine Il Bambino e i Santi Giovanni Battista, Pietro Martire, Domenico e il Beato Giovanni da Salerno, il resto della parete venne affrescato successivamente da Alessandro Allori

lunedì 28 novembre 2011

IL CAPPELLONE DEGLI SPAGNOLI

Antica sala capitolare dell'ordine domenicano viene così chiamata in seguito al matrimonio fra Eleonora di Toledo e Cosimo I in quanto utilizzata per le sue funzione religiose dalla colonia spagnola residente a Firenze in quel periodo.
La struttura fu edificata fra il 1343 e il 1355 mentre gli affreschi risalgono al 1367 realizzati per mano di Andrea di Buonaiuto  grazie alla donazione di Buonamico Guidalotti.
Tutto il ciclo ha lo scopo dell'esaltazione dell'ordine domenicano, sulla controfacciata troviamo infatti storie della vita di San Pietro Martire, frate domenicano che visse circa un secoloprima proprio a Firenze.
Fra le varie storie dedicate al Martire troviamo la Predica,L'uccisione e scene dei miracoli che esso compì dopo la sua morte.
Sulla parete opposta ci sono invece scene della Passione, la Crocifissione e la discesa al limbo. la lettura della parete destra inizia con l'affresco della navicella di San Pietro che si trova in una delle vele, episodio che rimanda al messaggio di Gesù: "Vi farò pescatori di uomini" e la scena di Pietro che tenta di camminare sulle acque è un'esortazione a non temere le difficoltà che si presenteranno alla Chiesa nel corso dei secoli. Sulla parete destra troviamo invece 5 scene,la prima in basso a destra raffigura il modellino di Santa Maria del Fiore, del resto Buonaiuti aveva partecipatoal concorso per la realizzazione e qui ci presenta il suo modello, al centro il papa con ai lati il re di Francia e l'Imperatore e cardinali e vescovi non ben identificati. Verso sinistra troviamo i vari ordini mendicanti. Sotto il re di Francia alcune personalità fiorentine fra cui Dante Alighieri, Cimabue, Giotto, Lapo e Suo figlio Arnolfo di Cambio, Boccaccio e più in basso 4 pellegrine che rappresentano le mete religiose più ambite durante il Medioevo, mentre si suppone che il gruppo di donne rappresenti le 4 condizioni femminili.
Sul lato destro la predica dei domenicani contro le eresie e San Domenico che lancia i suoi cani a difesa della cristianità, in quanto il gregge presente nell'affresco rappresenta il gregge di Dio.
Sulla parete di sinistra vediamo il trionfo della dottrina cattolica, la lettura inizia sempre da una delle vele dove possiamo vedere la Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, la dottrina sarà poi insegnata tramite i Dottori della Chiesa fra cui San Tommaso d'Aquino. Passando alle lettura sulla parete vediamo San Tommaso D'Aquino in trono, ai suoi piedi 3 eretici Nestorio Averroè e Ario, sopra il trono vediamo le allegorie delle Virtù Cardinali e Teologali, che furono uno dei temi ampiamenti trattati negli scritti di San Tommaso D'Aquino. Mentre ai lati del trono vediamo personaggi dal Nuovo e Antico Testamento fra cui i 4 evangelisti, Mosè, Re David etc. Sulla parte inferiore troviamo 14 grandi troni a sinistra vedeiamo le allegorie delle scienze sacre dall'altra le arti liberali, ai loro piedi i maggiori rappresentati delle suddette materie...
IL DIRITTO CIVILE-GIUSTINIANO Imperatore Bizzantino che si distinse per le sue capacità civiche e fece vivere al suo impero un'età d'oro
IL DIRITTO CANONICO-CLEMENTE V  lottò contro le eresie e redasse La Costituzione Clementina
FILOSOFIA- ARISTOTELE
LA SACRA SCRITTURA-SAN GIROLAMO Uno dei principali padri e dottori della chiesa si occupò della traduzio della bibbia dal greco al latino
TEOLOGIA-SAN GIOVANNI DAMASCENO Chiamato anche San Tommaso d'Oriente visse fra betlemme e gerusalemme, sostenne la teoria sulla verginità di Sant'Anna. Considerato anch'esso padre e dottore della Chiesa
LA CONTEMPLAZIONE-SAN GIOVANNI AEROPAGITA Primo Vescovo di Atene
LA PREDICAZIONE -SANT'AGOSTINO Padre e Dottore della Chiesa
L'ARITMETICA - PITAGORA Matematico, Legislatore Greco è stato il primo vegetariono della storia
LA GEOMETRIA-EUCLIDE Scrisse la più importante opera antica sulla Geometria intitolata Gli Elementi
L'ASTRONOMIA-TOLOMEO Fu astronomo, astrologo e geografo visse a Alessandria d'Egitto il suo sistema tolemaico fu in uso in oriente e occidente sino alle nuove teorie copernichiane
LA MUSICA -TUBALCAIN Discendente di Caino fu un famoso fabbro, lo troviamo nella Genesi
LA DIALETTICA-PIETRO ISPANO Papa Giovanni XXI attivo presso l'università di Siena e Parigi scrisse innumerevoli trattati di filosofia e medicina
LA RETORICA - CICERONE  Filosofo Politico e Avvocato
LA GRAMMATICA - PRISCIANO CESAREA Grammatico romano, si formò a Costantinopoli e realizzò un trattato di 18 volumi relativo a questa materia
L'obiettivo che la rappresentazione cerca di passare è che l'uomo solo tramite lo studio di tali scienze e arti può raggiungere il suo fine ovvero Dio.